Ricordi quella bella intervista fatta coi tuoi compagni di bisboccia Niccolò e Max durante il vostro tour a Milano? Ricordi che era per un Magazine televisivo su Rai5 chiamato Ghiaccio Bollente? Ecco, Ghiaccio Bollente Magazine da ieri sera non c’è più, e fra poco anche la fascia notturna, quella che ha reso insonne o traumatizzata al risveglio parecchia gente, non ci sarà più. Chiuso senza spiegazioni dai dirigenti di Rai5, la Rete della Cultura, per la quale la musica evidentemente non è cultura. Dirai, vabbè, fattene una ragione, c’est la vie. Sì, io una ragione me la farei pure (specie se belloccia), ma c’è parecchia altra gente che non l’ha presa benissimo. Al momento attuale circa 16.000, mica pochi. No, non li ho contati io, sono quelli che hanno firmato #saveGhiaccioBollente su change.org, uno di quei siti di petizioni assortiti che affiancano il poeta detenuto in Arabia Saudita con la proposta di Rocco Siffredi di portare l’educazione sessuale nelle scuole (tipo il lupo che entra nell’ovile). Oltre a firmare, hanno anche lasciato un commento, che come cosa mi piace molto, perché mi ricorda il vecchio, vecchissimo Indice di Gradimento, che quando ho cominciato a fare tv io –no, era già a colori- si affiancava all’Indice di Ascolto. Poi, nel tempo, è rimasto solo questo, ahimè, e i numeri sono valsi più della qualità. Perché di questo si tratta: per due anni abbiamo fatto un programma nel quale c’era musica italiana e straniera (e quando dico straniera intendo proprio di tutto, dal Brasile all’Africa, dalla Norvegia ai Caraibi) senza barriere di nessun genere. Rock, jazz, hip-hop, soul, blues, folk, world, mettici tu un’etichetta. Io penso che la musica sia una, l’importante non è chi la suona o dove vive, ma se sia di qualità o no. Musica di superstar ed esordienti, musica di oggi e musica di ieri, perché per me che sono cresciuto a pane e Rolling Stone, le radici sono importanti, sono il codice per capire quello che succede adesso. Ora, dato che il GBMagazine era l’unico programma di cultura musicale in Italia, forse comprendi perché fra change.org e la mia bacheca su Facebook migliaia di persone hanno detto ‘non va bene’, e stanno facendo sentire la loro voce (una lettura parecchio divertente, spesso antropologicamente interessante). Al di là di tutto, questa sorta di rivolta social in nome della buona musica mi sembra straordinaria in questo confuso finale 2015. Non so dove porterà, ma almeno qualcuno in Rai un po’ più in alto si renderà conto che è stata fatta una fesseria. Ti vuoi unire a noi?
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